PD Casamassima

Articolo

Giornata della Memoria

Lettera di Pier Luigi Bersani all'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Contributi dei democratici per la Giornata della Memoria

pubblicato il 26 gennaio 2012 , 755 letture
giornata della memoria 2012 (piccola)  giornata della memoria 2012 (piccola)  giornata della memoria 2012 (piccola)
Lettera di Pier Luigi Bersani all'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane

La Giornata della Memoria è un momento di riflessione su una delle vicende più drammatiche della storia umana. Il ricordo della Shoah era indispensabile ieri, ma lo è ancora di più oggi. Ci spinge a cercare di comprendere per quale via, e seguendo quali aberrazioni dell'animo umano, sia stato possibile arrivare all'abisso, e come evitare che la storia non si ripeta. 
Il nazionalismo, il disprezzo che genera l'intolleranza, il populismo, l'ignoranza, il razzismo, furono le cause prime che attraverso un lento scivolamento delle coscienze portarono allo sterminio programmato e di massa di milioni di uomini e donne, anziani e bambini. Esseri umani inermi, vittime di un odio cieco, che non ha limiti, che non si ferma e non riconosce l'umanità in chi è altro da sé. 
Proprio la memoria di ciò che è stato deve metterci in guardia di fronte al riemergere di sentimenti di paura dell'altro, di intolleranza, di xenofobia, di razzismo, di antisemitismo, semi amari capaci di far nascere cattivi frutti. Le cronache drammatiche di questi mesi testimoniano del pericolo che incombe sulla nostra comunità nazionale e, più in generale, sull'Europa. 
Mi riferisco, in particolare, alla strage di Utoya e a ciò che è accaduto di recente in Italia, a Firenze, con l'uccisione dei nostri fratelli senegalesi Samb Modou e Diop Mor. Due storie violente ed atroci che hanno in comune l'odio per lo straniero e per chi ha idee diverse dalle proprie; idee considerate inaccettabili se diffondono sentimenti di pace, solidarietà e uguaglianza e se sono sostenute da giovani con forti convincimenti politici ed ideali. 
Nessun paese può considerarsi al riparo dall'orrore. Dobbiamo dire con chiarezza che i ripiegamenti difensivi e di chiusura, che pure ci sono, non mettono al riparo nessuna comunità dai cambiamenti imposti dalla globalizzazione e dalla crisi di sistema che investe l'Occidente. Dobbiamo dire con forza che chi è chiamato a ricoprire una responsabilità deve preoccuparsi di non alimentare le paure e gli istinti più retrivi dell'animo umano, deve sentire l'urgenza di unire le persone e non di dividerle favorendo la comprensione reciproca. E' un dovere morale testimoniare ciò che è stato affinché le nuove generazioni siano avvertite che quanto accaduto con la storia tragica della Shoah non debba mai più ripetersi. 
Dobbiamo educare i nostri ragazzi a diventare cittadini responsabili di fronte alla vita di ogni persona e a riconoscerne la piena dignità umana, senza differenze di razza o di religione e, più di ogni altra cosa, senza coltivare l'odio. La nostra bellissima Costituzione, nata dalla dolorosa esperienza del fascismo, della guerra e della lotta di liberazione, lo dice con una semplicità e una chiarezza cristallina all'articolo tre: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Dunque devi rispettare il bianco e il nero, l'uomo e la donna, il vecchio e il giovane, e in ugual modo devi rispettare chi è di destra e chi è di sinistra, perché una politica che si alimenta di odio non è politica. Dobbiamo insegnare ai giovani a difendere i propri convincimenti profondi con forza e determinazione, ma non al punto da odiare chi la pensa in maniera diversa. 
Io credo che sia questo il significato più giusto per celebrare con spirito positivo la Giornata della memoria: ricordare la persecuzione e lo sterminio del popolo ebraico e di tutti coloro, militari, civili e politici, che furono deportati nei campi di sterminio nazisti, affinché il loro sacrificio non sia consegnato all'oblio, e riflettere sul valore della dignità e del rispetto dei diritti di ogni essere umano. Mai più, è stato detto e ognuno, per la propria parte, deve fare in modo che mai più sia.

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Il deputato democratico Ludovico Vico, ha voluto rendere omaggio alla "Giornata della Memoria", ricordando la scrittrice ebrea
Elisa Springer


La storia, se vogliamo veramente ricordare e comprendere, deve essere in grado di uscire dai libri ed entrare nei corridoi delle nostre case.
Quando conobbi Elisa Springer, una figlia adottiva della mia natia Manduria, pensai subito che il senso di quella presenza e del suo ricordo e del suo racconto, aveva il sapore di tale mia convinta asserzione.
Era carne viva di un tempo malato che spesso negazionismi oltraggiosi e dolorosi avevano tentato di cancellare, anche confidando nel “Silenzio dei vivi”: quei sopravvissuti che avevano deciso di allontanarsi dall’orrore perché troppo difficile anche solo da ricordare.

Elisa aveva tenuto questa paura per se in lunghi interminabili anni lontano dalla sua Vienna, ma quando i suoi occhi e la sua memoria stavano per spegnersi, seppe ritrovare l’orgoglio della sua storia per raccontarla al mondo non solo nel Giorno della Memoria, ma sempre.
Elisa è l’esempio consumato a pochi passi da noi di come l’orrore non sia mai troppo lontano per sentirsene difesi o immuni abbastanza.
L’orrore è in chi ancora nega, ma anche nel canto volgare e rozzo del figlio di un diplomatico, nei proclami razzisti, nelle vergogne di Stati che disseminano i loro confini di mine antiuomo,nelle spire di secessione, prima che politiche, umane di un popolo, nell’odio incontrollato che spinge molte giovani generazioni, anche della nostra Italia, a considerare di serie inferiore il cittadino di colore, il gay, il “terrone” o addirittura uno “stupido” il giovane carabiniere chiamato ad accompagnare la squadra del cuore tra i cori offensivi e ingiuriosi di uno stadio.

Questo orrore che il popolo ebraico consumò nel dolore di famiglie spezzate, umiliazioni, difficoltà e morte oggi è presente più che mai, anche se non ferisce in pieno volto i figli di Israele, ma i nostri figli o i ragazzi etiopi e somali o quelli di mille altri luoghi del mondo persi in guerre senza nome.

Elisa racconta del suo ritorno in quella casa che fu sua a Vienna così: “" la prego, mi conceda un attimo di pietà, non mi cacci via, so che per lei è difficile, ma mi faccia entrare, mi faccia guardare un attimo nel mio passato... Alle pareti c’erano ancora dei quadri di famiglia, i nostri quadri. La mia famiglia appesa a un muro. I miei occhi, gonfi di lacrime, si sono posati su un quadro in particolare. La signora, sulla porta, ha seguito il mio sguardo e mi ha concesso di toglierlo dalla parete e portarlo via con me” ( E. Springer, op. cit. pp.113-114 )

Quel quadro della memoria vorrei fosse appeso in ogni casa!

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Il senatore del PD Pietro Marcenaro, Presidente della Commissione Diritti Umani di Palazzo Madama, alla vigilia del 27 gennaio, ha annunciato che "lo scorso mercoledì la Commissione Affari Costituzionali del Senato ha inserito all'ordine del giorno il disegno di legge che, rimediando a un errore compiuto nella originaria stesura della legge, riporta il ricordo dello sterminio della popolazione Rom e Sinti, a fianco di quello del popolo ebraico, all'interno del Giorno della Memoria".

"Quello dei Rom è uno sterminio dimenticato. Anche una legge così importante come quella che ha istituito il Giorno della Memoria non ne faceva cenno. Per questo l'inserimento del Porrajmos nel Giorno della Memoria è un atto dal forte valore simbolico e culturale. Un gesto di riparazione che restituisce verità storica e dignità a queste vittime dimenticate dell'Olocausto. Porrajmos (o Porajmos, Poraijmos), in lingua romanés, vuole dire 'divoramento', 'devastazione' - ha spiegato Marcenaro - uno sterminio che al pari di quello degli ebrei fu condotto con scientificità e meticolosità in tutti i paesi occupati dai nazisti. Mancano dati certi riguardo al numero delle vittime, ma le stime suggeriscono una cifra che oscilla tra le 500 mila ed il milione e mezzo di vittime".

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Il Vice Presidente Senato, Vannino Chiti si è recato a Pistoia a consegnare le medaglie concesse dal Presidente della Repubblica a tre cittadini della provincia di Pistoia internati nei lager nazisti durante l'ultimo conflitto mondiale.
"Tramandare la memoria alle giovani generazioni"


''Oggi, nel Giorno della Memoria, si ricorda la data simbolo in cui si aprirono i cancelli del campo di Auschwitz. E' doveroso ricordare i sei milioni di ebrei vittime del nazismo, gli orrori di quello sterminio e i campi di concentramento. Abbiamo il compito di impegnarci affinchè le giovani generazioni sappiano cosa accadde in quella stagione di barbarie. Non bisogna mai cessare di ascoltare le testimonianze dei sopravvissuti dello sterminio e chi tramanda la memoria di chi non è tornato. Solo con la consapevolezza delle giovani generazioni potremo difendere con la massima fermezza l'uguaglianza, la libertà, la democrazia, la solidarietà e impedire che il mondo debba conoscere simili tragedie. I crimini contro l'umanità devono essere perseguiti: non per vendetta ma per spirito di giustizia. Perchè - ha sottolineato il vice presidente del Senato - per quanto è nelle nostre responsabilità mai più la storia debba ripetersi".

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In occasione della Giornata della Memoria, su Youdem tv alle ore 18.00 verrà messa in onda un’intervista esclusiva a Walter Veltroni, che racconta del viaggio, fatto assieme ad altri deputati e ai sopravvissuti, ad Auschwitz e Birkenau, il campo di concentramento più grande, dove furono uccisi circa due milioni di ebrei e zingari.
L’intervista sarà seguita dal documentario “L’infanzia interrotta”, il video racconto del viaggio ad Auschwitz e Birkenau compiuto con cinque sopravvissuti, le sorelle Andra e Tatiana Bucci, Nedo Fiano, che è il papà del deputato Emanuele (firmatario della lettera), Sami Modiano e Piero Terracina, persone sopravvissute a quell’orrore.
 
14
Jan

Riflessioni sull’approvazione del Nuovo Schema di Convenzione

 

Dalle immagini stucchevoli del "pollice verso" del Sindaco, rileviamo come Partito Democratico, la vera cultura politica di Birardi. Quel pollice è apparso, tra l'altro, su ogni emendamento presentato dal PD, naturalmente con preliminare consultazione dei suoi “fedelissimi”. Solo due ore prima parlando come Sindaco e a nome di tutta la maggioranza consiliare, aveva solennemente annunciato che le lottizzazioni sarebbero state approvate in Consiglio Comunale e non in giunta.

Due ore dopo aveva già cambiato idea; legittimo o anche questa volta consigliato ...male?

All'ordine del giorno presentato da Nitti (Capogruppo PD)  e D'Addabbo (Capogruppo IDV-SEL-PRC), che, come prevede la legge, chiedeva che la maggioranza dei Consiglieri, si esprimesse sulla possibilità di approvazione in Consiglio Comunale delle lottizzazioni, ha dato dimostrazione su come intende la partecipazione e il ruolo di un'Istituzione come il Consiglio Comunale (pollice verso). Bella prova di coerenza, tra l'altro!

Le lottizzazioni e lo sviluppo urbanistico, oltre che demografico di Casamassima nei prossimi anni, non possono diventare affare di “pochi interessi privati”, ma a nostro parere per l'interesse pubblico che sottendono e che è prevalente rispetto a quello privatistico di costruire e basta, devono coinvolgere cittadini, associazioni, sindacati, partiti.

I servizi, le strade, le opere di urbanizzazione, gli spazi verdi, i parcheggi, sono o non sono un “interesse prevalente e pubblico”?

Da quello che è emerso in Consiglio Comunale per bocca dei rarissimi interventi del Centrodestra, spesso in evidente conflitto d’interesse, assolutamente NO!

Tutto questo settore sarebbe esclusivamente coinvolgente, per loro, di privati che hanno terreni edificabili, aziende di costruzione e importanti studi tecnici.

Lo sforzo di cui la Destra si è resa protagonista in queste settimane è stato esclusivamente quello di svuotare tutta la Convenzione preparata dalla precedente amministrazione e confermata e migliorata dal Prof. Guzzardo del Politecnico di Bari, che intendeva dare una svolta migliorativa del modo di intendere le costruzioni e la vivibilità a Casamassima.

L’idea del Partito Democratico e si batterà per questo, è che si possa certamente costruire, ma “ costruire bene”, “costruire con garanzie” per il Comune, con certezza su collaudi delle opere di urbanizzazione e sulla consegna delle stesse, con fideiussioni “serie”, con standard alti di servizi (viabilità, spazi verdi, parcheggi, spazi appositi per bambini nei nuovi quartieri in costruendo).

Secondo il PD, di tutto questo si deve discutere in Consiglio Comunale, con la partecipazione di tutte le forze consiliari e anche allargare la partecipazione con apposite Conferenze cittadine, con l'intervento di esperti del settore e non lasciare il tutto, nel chiuso di una Giunta Comunale, che rappresenta pochi e spesso se stessi.

La sfida al Sindaco Birardi di riportare nel luogo che consideriamo deputato a discutere dei temi sollevati e di tutte le lottizzazioni presentate è ancora aperta!

                                                                                                          Andrea Palmieri

                                                                                                Segretario PD Casamassima

 
02
Jan
Rassegna stampa

Meno flessibilità e contratto unico di inserimento

I sette punti dei Democratici per la riforma del mercato del lavoro. Rendere strutturale lo sconto per le assunzioni di giovani e donne. Ampliare il welfare di fronte alla crisi. Le proposte: Cesare damiano - Tiziano Treu - L'Unità -

di Tiziano TreuCesare Damiano,  pubblicato il 30 dicembre 2011 , 604 letture
Il tema del mercato del lavoro verrà affrontato dal governo entro la fine di gennaio, come annunciato da Monti. L'argomento sarà esaminato attraverso la concertazione con le parti sociali: questo per noi è un fatto estremamente positivo. Anche
su questo tema il Pd deve avanzare le proposte e trovare la giusta sintesi. Vogliamo fornire di seguito prime indicazioni per una discussione di merito attraverso la esemplificazione di alcuni punti:

1) Occorre disboscare la giungla delle forme di impiego flessibili: oggi il mercato del lavoro è caratterizzato da una pluralità di lavori temporanei che anziché trasformarsi in impiego stabile,diventano nella maggior parte dei casi precarietà a vita. Noi pensiamo che accanto al lavoro a tempo indeterminato, siano sufficienti poche forme di lavoro flessibile: il contratto di apprendistato, il lavoro a termine, il lavoro interinale e, in alcuni specifici casi, il lavoro a chiamata. Questa semplificazione
aiuterebbe lavoratori ed aziende. Va notato che non tutte le forme di impiego esistenti vengono utilizzate dalle imprese,come rilevato da numerose statistiche. Il governo Prodi aveva gia provveduto ad una loro diminuzione, contraddetta dal successivo esecutivo Berlusconi. A nostro avviso, una scelta più ideologica che pratica.

2) È necessario ripristinare una normativa che tuteli soprattutto le giovani lavoratrici dalle dimissioni in bianco. La regola era stata tradotta in legge dal governo di centrosinistra e cancellata da quello successivo. Occorre ricordare che essa traeva la sua legittimità da un atto parlamentare condiviso da tutti i partiti, ad eccezione della Lega, con un ordine del giorno sottoscritto dalle parlamentari di tutti gli schieramenti.

3) Va confermata e resa strutturale la scelta del governo di concedere lo sconto Irap alle imprese che assumono giovani e donne a tempo indeterminato. È una regola che va nella giusta direzione, come da noi richiesto da tempo: quella di far costare di meno il lavoro stabile rispetto a quello flessibile. Soltanto se si stabiliscono nuove convenienze di costo nel mercato del lavoro si potrà sconfiggere la piaga della precarietà a vita che colpisce in particolare le giovani generazioni. Riteniamo che questa scelta, oltre ai giovani e alle donne, debba riguardare anche i lavoratori ultracinquantenni in cerca di lavoro.
sue

4) Occorre favorire l'unificazione del mercato del lavoro superando le distinzioni esistenti tra vecchie e nuove generazioni. Il punto di partenza, come abbiamo già ricordato, è quello dei costi più convenienti per il lavoro stabile, che passa anche attraverso l'unificazione dei contributi per tutte le forme di impiego. Quello che noi proponiamo è di adottare un contratto unico di inserimento formativo nel quale esista un periodo di prova fino ad un massimo di tre anni. Durante tale periodo il lavoratore è ovviamente licenziabile, ma al termine della prova va agevolata l'assunzione a tempo indeterminato, compresa la tutela dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Non crediamo che abolendo tale protezione si aumenti l'occupazione o si quadrino i bilanci.

5) È necessario riformare il processo del lavoro. Nel caso di un contenzioso sul licenziamento quello che pesa di più al lavoratore e all'impresa è l'incertezza della situazione che viene a determinarsi. Un processo può durare anni e durante quel periodo ciascuno dei soggetti in causa si interroga sul suo futuro. Il lavoratore si chiede se sia preferibile cercare un nuovo impiego. Il datore di lavoro si chiede quale costo dovrà sopportare nel caso in cui una sentenza a lui sfavorevole comporti un pesante risarcimento e la riassunzione. La nostra proposta è quella di avere per questi casi una corsia privilegiata, una procedura d'urgenza che affronti questi casi, come già proposto dal Pd con un apposito disegno di legge. Riteniamo che la
soluzione di questo problema sia considerata di grande interesse dal sistema delle imprese, più efficace di qualsiasi altro intervento.

6) È necessario dotare il Paese di un sistema di ammortizzatori sociali capace di affrontare la particolare situazione
di crisi che stiamo vivendo. Non bisogna sottovalutare il fatto che Confindustria abbia previsto per il prossimo anno altri 800.000 posti di lavoro persi. Esiste una legge delega del governo Prodi, condivisa dalle parti sociali e sottoscritta nel Protocollo del 2007, che è rimasta finora inattuata. In essa si prevede l' unificazione delle varie forme di cassa integrazione
e delle indennità di mobilità e di disoccupazione. Pensiamo che questa scelte vada confermata e integrata con risorse che estendano tutele e diritti di base universali anche a chi svolge un lavoro precario.

7) Infine, riteniamo che il governo debba intervenire nella situazione di emergenza che si è determinata a seguito
della riforma pensionistica. Molti lavoratori hanno firmato accordi di mobilità oltre il termine del 4 dicembre previsto dalla nuova normativa. Altri si sono licenziati o sono stati costretti a farlo in previsione di un loro pensionamento a breve. In molti casi il tempo della pensione si sposta anche di 5 o 6 anni. Come si vive senza stipendio, indennità di mobilità o pensione per tutto questo tempo? A queste situazioni va posto immediatamente rimedio. Abbiamo voluto riepilogare brevemente il nostro
punto di vista sui temi del mercato del lavoro, augurandoci in questo modo di contribuire ad un dibattito costruttivo
che consenta di avere una posizione forte e unitaria del nostro partito ed un confronto positivo con il governo e con le parti sociali.
 
28
Dec
Intervista

Fassina: "La fase due può nascere in Europa, non in Italia"

"Sosteniamo lealmente Monti ma non è questo il nostro programma. Nessuna doppiezza tra piazza e Parlamento".
S.Collini - L'Unità

di Stefano Fassina,  pubblicato il 28 dicembre 2011 , 312 letture
Stefano Fassina sulla legge di stabilità.  Stefano Fassina sulla legge di stabilità.
Come indicano i dati degli ultimi giorni sugli spread, i rischi per l'euro non originano dalla finanza pubblica, ma dalla lunga recessione dovuta a ottuse politiche di austerità. La ragione della manovra approvata dal Parlamento è esclusivamente politica. Dopo la lunga e infelice stagione di Berlusconi, Bossi e Tremonti è una manovra necessaria a dare al governo Monti, quindi all'Italia, la credibilità per contribuire a riorientare di 180 gradi la politica economica suicida imposta dai conservatori tedeschi all'area euro». A parlare è il responsabile per l'Economia del Pd Stefano Fassina, che respinge qualunque critica di "doppiezza" («Non possiamo votare sì e poi andare in piazza», aveva detto ieri Beppe Fioroni in un'intervista all'Unità) e insiste sul fatto (in risposta ad Enrico Morando, che ha chiuso un intervento sul nostro giornale scrivendo «noi dobbiamo dire: questo è il nostro governo») che quello dell'esecutivo Monti «non è il programma del Pd».

Però sostenete questo governo.

«È evidente che siamo impegnati affinché abbia successo».

Come si misura il successo?

«Innanzitutto nella modifica della politica economica imposta dalla Germania all'area euro, che sta portando al naufragio non solo noi, ma la moneta unica e il sogno stesso dei fondatori dell'Unione europea. Il governo Monti per noi è un'opportunità per modificare questa rotta. Lo sosteniamo con la massima determinazione perché la posta in gioco è la ricostruzione delle condizioni di civiltà nel mondo del lavoro nel ventunesimo secolo, nel secolo asiatico».

Non tutto quanto visto e ascoltato fin qui è rassicurante da questo punto di vista...

«È chiaro che quello del governo Monti non è il nostro programma. Questo esecutivo è sostenuto dal Pd, ma anche da una forza come il Pdl a noi alternativa in termini di valori, programmi, interessi rappresentati. Ed è inevitabile un bilanciamento degli interventi per tener conto di forze alternative che devono poi approvarli in Parlamento».
 
Nel Pd c'è chi sostiene che la vostra realizzazione come forza riformista dipenderà dal modo in cui sosterrete questo governo.

«Il Pd non nasce col governo Monti. È nato nel 2007 e da allora si è dato un profilo sempre più robusto in termini culturali e programmatici, un profilo che oggi contribuisce alla gestione di questa delicata fase. Noi non abbiamo bisogno di esami di riformismo. E il nostro tasso di riformismo non si misura in un'accettazione senza se e senza ma di misure che risentono di un'esigenza di bilanciamento».

Pensa sia un'esigenza che condizionerà anche la fase due?

«Intanto si può parlare con fondamento di una fase due solo se ci sarà un intervento espansivo a livello di area euro, avendo fatto in Italia manovre che porteranno nel 2012 a una contrazione dell'indebitamento per circa 75 miliardi di euro. La fase due deve passare per Bruxelles, e in particolare per la modifica del trattato intergovernativo lanciata il 9 dicembre al Consiglio europeo, tutta schiacciata sull'austerità e sulla ridimensionata finanza pubblica, senza nulla per la crescita e il lavoro».

C'è chi sostiene, anche nel suo partito, che per generare lavoro vada superato l'articolo 18.

«La priorità, per quel che riguarda il mercato del lavoro, è riformare gli ammortizzatori sociali per arrivare a un'indennità di disoccupazione universale che copra tutti i lavoratori, a prescindere dalla tipologia di contratto applicato. Facilitare i licenziamenti non diminuisce la precarietà. La variabile per migliorare le condizioni di lavoro è la crescita. E l'articolo 18 con la crescita non ha nulla a che vedere».

Il vostro appoggio al governo può influire sulle future coalizioni?

«Può influire per ciò che fa il Pd, che ha una missione chiara, ma anche per come si muovono le altre forze. Alcune, come Sel, in questa fase si comportano responsabilmente, altre stanno dimostrando un comportamento opportunistico».

La foto di Vasto si è ingiallita?

«Al punto di fondo è se le forze progressiste, e in particolare il Pd, riescono a intercettare la domanda di cambiamento progressivo crescente in Italia nell'ultimo anno e mezzo, che ha avuto il suo punto massimo con le amministrative e con il referendum sui beni comuni. Il punto è capire se anche grazie al successo del governo Monti il Pd riesce a mettere in campo un'alleanza tra progressisti e moderati che risponda alla domanda di cambiamento progressivo, che se rimane interlocutoria rischia di ripiegare o nella rassegnazione o nell'antipolitica».

Lei e altri dirigenti Pd avete partecipato alle mobilitazioni dei sindacati: cosa risponde alla critica di "doppiezza" di Fioroni?

«Il Pd deve stare nella società, parlare con i lavoratori e le lavoratrici, gli studenti, i pensionati. Non per tentare una ridicola doppiezza ma per spiegare il delicatissimo passaggio di fase ed esplicitare il nostro profilo strategico rispetto a scelte programmatiche contingenti».

Il Parlamento è stato necessariamente coinvolto nell'approvazione della manovra, le parti sociali no: c'è il rischio che l'emergenza economica porti al varo di ulteriori misure senza il coinvolgimento dei sindacati?

«Proprio perché c'è un'emergenza economica è necessario che la nostra sia una democrazia attenta al contributo delle rappresentanze sociali. Che non sono black bloc ma organizzazioni che hanno sempre messo al primo posto l'interesse del Paese. Va recuperato il deficit che c'è stato col varo della manovra e vanno coinvolte in modo attivo le rappresentanze dei lavoratori. Questo per noi è un punto fondamentale perché qualifica la nostra democrazia e aiuta a raggiungere gli obiettivi di modernizzazione del Paese che stanno a cuore a noi e alle rappresentanze sociali».
 
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